Comunicazione e leoni da tastiera.

Comunicazione e leoni da tastiera.

Le recenti vicende politiche e sociali mi hanno fatta riflettere, oggi.

Wikipedia spiega come,secondo un’accezione negativa del gergo di internet, ci si riferisca al leone da tastiera parlando di un utente che, quando adopera Internet, insulta o contesta aggressivamente altri utenti al fine di offendere, screditare e a volte minacciare il bersaglio o i bersagli delle sue critiche.

Quando vicende politiche o sociali vengono commentate sui social network accade spesso che soggetti con differenti posizioni si attacchino, uscendo dal contesto di scambio educato, sfogando rabbia ed aggressività che nella vita di tutti i giorni viene gestita in modo differente.

La forza sta nell’anonimato:

sembra che il monitor del computer o del cellulare diventi una barriera che protegge dallo sguardo dell’altro e che, allo stesso tempo, permette di non tenere conto della reazione dell’altro, del dolore o del vissuto soggettivo.

Come se la comunicazione passasse ad un altro livello.

Per comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da una persona a un’altra (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice[

Ma se non siamo in grado di vivere l’empatia della comunicazione, se non riusciamo a metterci nei panni dell’altro, come possiamo pretendere che l’altro agisca diversamente?

In una comunicazione alla pari è possibile che ogni persona ottenga ciò che per lei è davvero importante, senza ricorrere alla colpa, l’umiliazione, la vergogna, il biasimo, la coercizione o la minaccia.

La comunicazione in questo caso diventa utile per risolvere i conflitti,per trovarsi in sintonia con gli altri pur non condividendo le opinioni e permette di vivere le relazioni in maniera consapevole.

Vivendo quindi l’aggressività in altri modi, più sani e più adattivi.

A maggior ragione, ricordo che l’attività forzatamente denigratoria sui social altro non è che una forma di cyberbullismo, ovvero la riduzione ad una situazione di sudditanza psicologica o vessazione operata a mezzo, o in contesto, internet.

E quindi la calunnia, l’insulto e altre simili amenità sono penalmente perseguibili.

Forse accettare l’alterità ed il punto di vista dell’altro senza necessariamente ruggirgli contro non è solo una questione di rispetto o di maturità ma anche di capacità di autoconservazione, fuori dagli apparati legali.

Amore e distanza nella coppia: porcospini nella tana.

Il dilemma del porcospino

Il dilemma del porcospino fu ideato dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e poi adottato da Sigmund Freud, che lo portò nella dimensione della Psicologia.

Ecco l’idea di Schopenhauer:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli. »

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In breve il dilemma del porcospino afferma che quanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro. Questo deriva dall’idea che i porcospini possiedono aculei sulla propria schiena e che se si avvicinassero tra loro, i propri aculei finirebbero col ferire entrambi. I porcospini, infatti, sono animali solitari e non soliti al branco.

Da qui l’analogia con le relazioni tra due esseri umani: se due persone iniziassero a prendersi cura e a fidarsi l’uno dell’altro, qualsiasi cosa spiacevole che accadesse ad uno di loro ferirebbe anche l’altro, e le incomprensioni tra i due potrebbero causare problemi ancora più grandi.

 

E quindi cosa accade nella coppia? Il  Dilemma del porcospino è una metafora che ci racconta la complessità dei rapporti umani. Apre la riflessione sulla  difficile questione della giusta distanza da tenere in una relazione.

personeOgni persona, infatti, nell’ambito della sua socialità, si ritrova a giostrare tra due bisogni fondamentali: quello di avere legami e quello di conservare la propria individualità. 

Appare chiaro dunque che la cosa più difficile nelle interazioni sociali è quella di trovare il giusto equilibrio per rimanere vicini senza farsi male. Che fare dunque? 

Qui, per Sgaialand Magazine un video con un breve suggerimento: https://youtu.be/Kvzuo1TNK9M  

e l’articolo per intero nella sezione “salute e benessere”

 

 

La forza della natura e la nostra forza interiore

In terapia parlo spesso con i miei pazienti di radici e di rami: paragono i nostri vissuti a quelli di un albero perché la natura è saggia, perseverante ed un’ottima maestra.

Prima di essere sconfitta, è in grado di cercare qualsiasi mezzo necessario ed aggrapparsi con tutte le sue forze ad un qualsiasi sostegno per riuscire nel suo intento e continuare così con il ciclo della vita.

Mi sembra un ottima metafora di quello che noi, prodotto di cultura, famiglia e ambiente, possiamo fare di fronte alle difficoltà.

La natura della quale siamo parte e che ci compone ci offre alcuni insegnamenti:

  • È consentito modificare il percorso, ma non l’obiettivo;
  • Non cedere anche se tutto è contro di te, prosegui sempre verso i tuoi obiettivi;
  • Esci dalla tua zona di comfort se vuoi fare strada;
  • Ci sarà sempre una luce alla fine del tunnel. Continua e persisti;
  • Anche se a volte è necessario fare qualche deviazione, non perdere mai di vista la tua meta;
  • Non importa quali saranno gli ostacoli che incontrerai sulla tua strada;
  • Se ce la metterai tutta, potrai arrivare dove vuoi;

  • Aggrappati ai tuoi desideri ad ai tuoi sogni fino alla fine, non sai mai quanto in là potrai arrivare;
  • Per quanto illogico potrà sembrare, ci sarà sempre un nuovo percorso, una soluzione, una nuova opportunità.

Nella vita si presenteranno sempre delle situazioni difficili, ma non per questo dobbiamo darci per vinti, dalla giungla si esce sempre!

Quando le cose diventando troppo pesanti possiamo sempre allungare un ramo, chiedere aiuto ad un professionista e recuperare il nostro istinto vitale, la nostra storia personale e la nostra forza interiore.

Per me non c’è nulla di più bello che vedere le persone riprendere in mano la loro vita e ricominciare a sbocciare e crescere rigogliose.

(Le foto sono state scattate al tempio di Ta Prohm, in Cambogia, pochi giorni fa)

14 aprile – AUTOLESIONISMO E COMPORTAMENTI PATOLOGICI IN ADOLESCENZA

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L’autolesionismo, in adolescenza è un fenomeno molto diffuso che permette di concentrarsi sul dolore fisico per non sentire il dolore emotivo, in un atto comunicativo.
Cioè qualunque condotta autolesionistica consente di spostare la propria attenzione sul dolore fisico, non occupandosi di quello emotivo, da cui alla fine genera tutto. Di conseguenza, grazie al corpo lesionato si è in grado di comunicare quello che non è possibile fare attraverso le parole.

Per essere più chiara, posso definire l’autolesionismo come un comportamento in cui si aggrediscono intenzionalmente parti del proprio corpo, tendenzialmente le braccia o le gambe, senza intento suicidario. Generalmente i ragazzi usano lamette, oggetti appuntiti o taglienti per graffiarsi, tagliarsi e ferirsi in qualche modo, oppure si bruciano con accendini o si colpiscono, sbattono i pugni o altre parti del corpo su pareti, muri o vetri.
Il cutting, ossia il tagliarsi, è la forma più frequente, soprattutto tra le ragazze.
È un fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti grazie alla divulgazione di una serie di video sui social network come Facebook o su canali come youtube, in cui sono impresse immagini di ragazzi che mettono in atto pratiche di autolesionismo.

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Gli adolescenti maggiormente a rischio di comportamenti autolesivi, sono spesso ragazzi senza un’adeguata vita sociale, introversi e/o con autostima bassa.
Spesso ad altri tipi di comportamenti autodistruttivi sono associate problematiche alimentari, abuso di sostanze o eccessiva connessione ad internet e social network, dove possono svilupparsi anche condotte di emulazione. Il 65% degli adolescenti autolesionisti, infatti, può abusare anche di bevande alcoliche, il 55% è arrivato a ridurre drasticamente il cibo per dimagrire, il 58% si abbuffa e mangia in maniera incontrollata fino a stare male
L’autolesionismo è un circuito da cui è complicato uscire, perchè viene vissuto come un’unica soluzione per gestire le emozioni e il proprio mondo interno.
Come è possibile riconoscere i segnali di questa sofferenza?
Sabato 14 aprile alle ore 10.00 presso il salone della circoscrizione del Centro Civico 3, sarà possibile confrontarci sull’argomento in un incontro gratuito proposto con Assogevi.

E’ POSSIBILE PARTECIPARE GRATUITAMENTE PREVIA PRENOTAZIONE INVIANDO UNA MAIL ALL’INDIRIZZO: assogevi@gmail.com  OPPURE CHIAMANDO IL NUMERO 377.7064375

Ma cos’è lo stress? E come se ne esce?

Che cos’è lo stress?

Hans Selye è stato il primo medico a parlare di STRESS già nel 1936. All’epoca lavorava a Montreal come ricercatore alla “McGill University”.

pexels-photo-626165Selye indicò lo stress come la  “reazione aspecifica dell’organismo a qualsiasi stimolo esterno e interno, di tale intensità da provocare meccanismi di adattamento e riadattamento atti a ristabilire l’omeostasi.”

Ma cerchiamo di capire meglio cosa significa: lo stress è uno stato di tensione fisica e mentale.

E’ una reazione naturale di adattamento del corpo ad un generico cambiamento sia di tipo fisico che di tipo psichico.

Lo stress è in agguato, spesso è dentro di noi, è nella realtà che ci circonda, è legato allo stile di vita che si conduce, al tipo di problema che bisogna affrontare, alla sua gravità, alla concomitanza di altri problemi, alla percezione che si ha rispetto alla propria capacità di poter avere un controllo sulla realtà.

I fattori che inducono stress sono parte integrante della nostra vita e possono essere banali: lo studio, il lavoro, i problemi dei figli, il traffico, il capo, la suocera…

Per quanto piccoli, questi fattori possono sottoporre l’organismo ad una fatica fisica e mentale.

Al nostro corpo ed alla nostra mente dunque viene richiesto un continuo stato di allerta per affrontarli. Ma è in momenti di particolare preoccupazione, di traumi, di esami, di cambiamento e di instabilità della propria vita che si sente maggiormente l’influenza di questi fattori stressanti sul sistema nervoso, che risponde con una dose di ansia e di tensione maggiore.

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Il nostro corpo risponde allo stress liberando nel circolo sanguigno ormoni che aumentano la frequenza cardiaca, il respiro, la secrezione ghiandolare, la contrazione muscolare. Così si può sentire battere più forte il cuore (tachicardia) sudare le mani e si avverte un groppo alla gola che impedisce di respirare (fame d’aria).

Può accadere di sconfinare nell’insonnia e quindi di aumentare la sensazione generale di stanchezza.

Questo implica quindi maggiore irritabilità ed una percezione distorta delle difficoltà della vita che sembrano diventare insormontabili. Si diventa incapaci di agire, di decidere, di ascoltare gli altri.

Lo stress conduce alla sensazione di non poter più controllare e gestire la propria vita, porta alla sensazione che la realtà possa sfuggirci di mano e questo mina la stabilità dell’individuo ponendolo in una situazione di attesa, di allarme, di ansia che non gli consente di rispondere in modo adattivo e positivo ai problemi.

COME SE NE ESCE ALLORA?

La quantità di stress che può essere tollerata varia da persona a persona.

Lo stress può condurre a problemi di natura psicologica, ridurre lo stato di benessere e portare a vere e proprie malattie che interessano diverse parti del corpo, tra cui lo stomaco, l’intestino, la pelle, la bocca, la vescica, i polmoni ed il cuore.

Per evitare che lo stress quotidiano si accumuli è bene:

  • prendersi momenti di riposo durante la giornata, momenti di pausa in cui praticare un rilassamento psicofisico, chiudendo gli occhi e respirando profondamente;
  • fare regolarmente del moto: l’esercizio fisico praticato regolarmente aiuta a ridurre la tensione e favorisce il sonno;
  • nutrirsi con una dieta bilanciata: mangiare lentamente, gustando il cibo ;
  • dormire un quantitativo sufficiente di ore;

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Quando i problemi sembrano troppi e lo stress ha già provocato ansia, è utile rivolgersi ad una specialista.

 

Come sopravvivere al capo narcisista?

Narciso era un giovane fanciullo che, nella mitologia greca, si innamorava della propria immagine riflessa in uno stagno e passava il resto della vita a contemplarsi, fino a morirne.

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Sigmund Freud riprese la radice del mito per individuare un preciso quadro diagnostico nella sua opera ” Introduzione al narcisismo del 1914. Il saggio presenta lo stadio narcisistico come una fase evolutiva della libido sessuale, a cavallo tra la fase sadico-anale e quella più propriamente oggettuale. Secondo Freud in questo stadio la libido prende come primo oggetto l’Io stesso del bambino e solo in un momento successivo questo investimento libidico si rivolgerà invece ad un oggetto esterno. Sempre in questo volume l’autore introduce l’importante concetto di ideale dell’Io, concetto che negli anni seguenti porterà alla definizione freudiana del Super-io.

Attualmente, oltre alla clinica vera e propria, parliamo in senso ampio di narcisismo come sinonimo di mancanza di empatia, egoismo, vanità, presunzione ed una ipertrofia dell’ego.

Il legame tra narcisismo ruolo di potere è stato oggetto di numerosi studi: Adrian Furnham, docente di psicologia dell’University College di Londra e studioso delle dinamiche di management in The dark side of leadership (“Il lato oscuro del comando”) espone come ai vertici delle aziende spesso siedono persone con un ego smisurato.

Ma andiamo sul leggero: chi non ha mai visto “IL DIAVOLO VESTE PRADA”?  Nel film la giovane neolaureata Andy vorrebbe lavorare come giornalista a New York e si presenta ad un colloquio per l’ambito ruolo di seconda assistente di Miranda Priestly, l’influente e tirannica direttrice della rivista di moda Runway.

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La permanenza sotto il dominio di Miranda sarà difficile e porterà la protagonista a scontri accesi e diretti.

Miranda (una splendida Meryl Streep)imagesincarna perfettamente l’immagine del CAPO NARCISISTA, orientata a sedurre gli altri e a mostrare un’immagine di sé sicura e spavalda, può risultare gradito e avere successo in ambienti di lavoro fortemente competitivi.

Ma questa spavalderia è una maschera abilmente costruita per nascondere un’autostima molto fragile.  Nessun successo sarà mai abbastanza perché il capo narcisista si sentirà costretto a spostare gli obiettivi sempre più in alto nel timore che il suo successo possa rivelarsi fallace e non sufficiente.

Facendo ricadere la frustrazione sui poveri dipendenti o su chi lavora con lui/lei.

La clinica racconta di storie in cui il capo maltratta e offende chi lavora con lui ma si aspetta di essere adulato ed accolto a braccia aperte.

Cosa fare dunque per evitare di perdere pazienza, sonno e tempo?

Qui, per Sgaialand Magazine un video con un breve suggerimento:

 

 

In parole sintetiche, esplicitiamo cosa significa “dargli quello che vuole”: tratta il tuo capo come vuole essere trattato!

Questo non significa fare tutto quello che vuole ogni volta che lo vuole e nel modo in cui lo vuole ma significa giocare d’astuzia.

Più fingi di vedere il tuo capo per quello che cerca di essere, più il suo ego gongolerà e tu entrerai nelle sue grazie, uscendo dalla dinamica di sudditanza.

Per questa ragione non bisogna MAI reagire alle sue provocazioni, ma anzi pompando ancora di più il suo ego gli permetterò di autosabotarsi da solo perché per un narcisista non esiste nemico peggiore di sé stesso.

 

24 FEBBRAIO- Se mio figlio fosse un bullo?

Il bullismo è un oppressione psicologica o fisica ripetuta e continuata nel tempo perpetuata intenzionalmente da una persona, o da più persone, nei confronti di un altra al fine di prevaricare e di arrecare danno. Il bullismo avviene, nella maggior parte dei casi, in presenza di qualcuno che osserva le azioni di violenza fisica o psicologica.

Gli atti di bullismo non scaturiscono da una sola causa, ma da un insieme di fattori diversi.

Ed i bulli non sono tutti uguali, come sono differenti le vittime.

Per un genitore scoprire che il proprio figlio è una vittima è doloroso ma anche scoprire che il proprio figlio è un bullo può essere estremamente difficile, non è semplice accettarlo.

Anche i bulli vanno aiutati perché, spesso, sono incapaci di comunicare correttamente i loro stati d’animo. In genere, non riescono a gestire i ‘normali conflitti della vita di tutti i giorni’.

Ecco perché nell’incontro del 24 febbraio affronteremo il tema del bullismo da entrambi i fronti, per genitori di vittime e per genitori di bulli, cercando di comprendere le motivazioni e di identificare dei suggerimenti utili a ripristinare il benessere del figlio adolescente.

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Vi aspettiamo il giorno 24 febbraio 2018 alle ore 10 presso  Villa Tacchi Viale della Pace 87– sala conferenze.

L’incontro è parte del progetto “ADOLESCENTI ISTRUZIONI PER L’USO” patrocinato dal comune di Vicenza e da Provincia di Vicenza

 

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E’ POSSIBILE PARTECIPARE GRATUITAMENTE PREVIA PRENOTAZIONE inviando una mail a: assogevi@gmail.com o telefonando al n° 377.7064375