Il prossimo passo: Orientamento post diploma

Quanto è complicata, per uno studente delle superiori, la scelta del percorso dopo la maturità? Quanto pensa di dover mettersi in gioco per il proprio futuro? Quanto forte è la paura di sbagliare? E quindi, cosa si può fare?

IL PROSSIMO PASSO è un progetto pensato ad hoc: un percorso breve di ORIENTAMENTO POST DIPLOMA per studenti di 4′ e di 5′ superiore.

Il progetto, ideato e condotto con con Sandra Farisano, si pone l’obiettivo di stimolare la riflessione riguardo alproprio percorso post scuola secondaria superiore e di fornirealcuni strumenti per affrontare le scelte in maniera efficace e concreta.

La particolarità di questo progetto è l’utilizzo di due approcci diversi, ciascuno funzionale alla esplorazione ideale di una parte degli aspetti che compongono una scelta, offrendo la possibilità di effettuarla in maniera ragionata, al di fuori degli schemi abitudinari.

Per poterlo fare verrà utilizzata la metodologia del coaching per stimolare l’apprendimento attivo e il problem solving.

In seguito l’approccio sarà quello psicologico per un approfondimento su identità e desideri.

In questo modo si offre un ampliamento del punto di vista rispetto alla sola disamina dei risultati scolastici.

Ciò significa avere una visione a 360° sulle potenzialità della scelta.

Per informazioni vi basterà inviare una mail a: giulia.disegna@hotmail.com oppure cliccare qui.

La felce ed il bambù: come sentirsi meglio quando tutto sembra andare a rotoli.

Un giorno, ho confessato a me stesso di essere stato sconfitto …

Ho rinunciato al mio lavoro, alle mie relazioni e alla mia vita. Poi sono andato nella foresta per parlare con un anziano che si diceva fosse molto saggio.

“Potresti darmi una buona ragione per non sentirmi sconfitto? “gli chiesi.

“Guardati intorno”, rispose, “vedi felci e bambù?”pexels-photo-60877

“Si” risposi.

“Quando ho seminato i semi di felce e bambù, mi sono preso cura di loro. La felce cresce rapidamente. Il suo verde brillante copriva il terreno. Ma nulla uscì dai semi di bambù.

Tuttavia, non ho rinunciato al bambù.

Il secondo anno, la felce crebbe ed era ancora più luminosa e abbondante, e di nuovo, ma nulla usci dai semi di bambù coltivati .

Ma non ho rinunciato al bambù.

Il terzo anno, ancora niente uscì dai semi di bambù. Ma non ho rinunciato al bambù.

Il quarto anno, ancora una volta, nulla è uscito dai semi di bambù.

Ma non ho rinunciato al bambù.

Nel quinto anno, un piccolo bambù fece capolino dalla terra .

In confronto alla felce, sembrava molto piccolo e insignificante, ma crebbe fino a più di 20 metri di altezza.forest

Aveva passato cinque anni a fortificare le sue radici per sostenersi. Queste radici lo hanno reso più forte e gli hanno dato ciò di cui aveva bisogno per sopravvivere.

Lo sapevi che per tutto il tempo che hai passato a lottare, in realtà stavi fortificando le tue radici? Disse il vecchio, e continuò …

Il bambù ha una diversa funzione della felce, tuttavia, entrambi sono necessari e rendono questa foresta un posto bellissimo.

Non rimpiangere mai un giorno della tua vita. I bei giorni ti porteranno felicità. Le brutte giornate ti porteranno esperienza. Entrambi sono essenziali per la vita, disse l’anziano, e continuò …

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La felicità ci rende dolci. I tentativi ci mantengono forti.

Le cose più grandi hanno bisogno del giusto tempo per maturare e dare frutti.

Il potere dell’imperfezione e la chiave dell’autostima

Un’anziana donna portava sulle spalle due grandi vasi, ciascuno sospeso

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all’estremità di un palo.

Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto e, alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, era sempre pieno d’acqua.

Quello crepato invece arrivava gocciolante e mezzo vuoto.

Per due interi anni la donna portò a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati e se ne compiaceva, mentre il vaso crepato si vergognava del proprio difetto ed era avvilito poiché gli sembrava di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato creato.

Decise un giorno di parlare con l’anziana donna e tristemente le confessò: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.come-riparare-una-crepa_NG4

La vecchia sorrise:
“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre torniamo, tu li innaffi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato ESATTAMENTE come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.

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Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto a far sì che la nostra esistenza sia unica, interessante e gratificante.

La perfezione non è di questo mondo, può essere un motore ma non un fine, una meta che per definizione è irraggiungibile. Ognuno di noi, nella sua imperfezione, può fare e dire qualcosa di buono se riesce ad abbassare il giudizio critico e severo su di sé.

Ed è questa una delle chiavi dell’autostima.

 

Comunicazione e leoni da tastiera.

Comunicazione e leoni da tastiera.

Le recenti vicende politiche e sociali mi hanno fatta riflettere, oggi.

Wikipedia spiega come,secondo un’accezione negativa del gergo di internet, ci si riferisca al leone da tastiera parlando di un utente che, quando adopera Internet, insulta o contesta aggressivamente altri utenti al fine di offendere, screditare e a volte minacciare il bersaglio o i bersagli delle sue critiche.

Quando vicende politiche o sociali vengono commentate sui social network accade spesso che soggetti con differenti posizioni si attacchino, uscendo dal contesto di scambio educato, sfogando rabbia ed aggressività che nella vita di tutti i giorni viene gestita in modo differente.

La forza sta nell’anonimato:

sembra che il monitor del computer o del cellulare diventi una barriera che protegge dallo sguardo dell’altro e che, allo stesso tempo, permette di non tenere conto della reazione dell’altro, del dolore o del vissuto soggettivo.

Come se la comunicazione passasse ad un altro livello.

Per comunicazione (dal latino cum = con, e munire = legare, costruire e dal latino communico = mettere in comune, far partecipe) si intende il processo e le modalità di trasmissione di un’informazione da una persona a un’altra (o da un luogo a un altro), attraverso lo scambio di un messaggio elaborato secondo le regole di un determinato codice[

Ma se non siamo in grado di vivere l’empatia della comunicazione, se non riusciamo a metterci nei panni dell’altro, come possiamo pretendere che l’altro agisca diversamente?

In una comunicazione alla pari è possibile che ogni persona ottenga ciò che per lei è davvero importante, senza ricorrere alla colpa, l’umiliazione, la vergogna, il biasimo, la coercizione o la minaccia.

La comunicazione in questo caso diventa utile per risolvere i conflitti,per trovarsi in sintonia con gli altri pur non condividendo le opinioni e permette di vivere le relazioni in maniera consapevole.

Vivendo quindi l’aggressività in altri modi, più sani e più adattivi.

A maggior ragione, ricordo che l’attività forzatamente denigratoria sui social altro non è che una forma di cyberbullismo, ovvero la riduzione ad una situazione di sudditanza psicologica o vessazione operata a mezzo, o in contesto, internet.

E quindi la calunnia, l’insulto e altre simili amenità sono penalmente perseguibili.

Forse accettare l’alterità ed il punto di vista dell’altro senza necessariamente ruggirgli contro non è solo una questione di rispetto o di maturità ma anche di capacità di autoconservazione, fuori dagli apparati legali.

Amore e distanza nella coppia: porcospini nella tana.

Il dilemma del porcospino

Il dilemma del porcospino fu ideato dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer e poi adottato da Sigmund Freud, che lo portò nella dimensione della Psicologia.

Ecco l’idea di Schopenhauer:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. Finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

Così il bisogno di società, che scaturisce dal vuoto e dalla monotonia della propria interiorità, spinge gli uomini l’uno verso l’altro; le loro molteplici repellenti qualità e i loro difetti insopportabili, però, li respingono di nuovo l’uno lontano dall’altro. La distanza media, che essi riescono finalmente a trovare e grazie alla quale è possibile una coesistenza, si trova nella cortesia e nelle buone maniere.

A colui che non mantiene quella distanza, si dice in Inghilterra: keep your distance! − Con essa il bisogno del calore reciproco è soddisfatto in modo incompleto, in compenso però non si soffre delle spine altrui. − Colui, però, che possiede molto calore interno preferisce rinunciare alla società, per non dare né ricevere sensazioni sgradevoli. »

porcospino

In breve il dilemma del porcospino afferma che quanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro. Questo deriva dall’idea che i porcospini possiedono aculei sulla propria schiena e che se si avvicinassero tra loro, i propri aculei finirebbero col ferire entrambi. I porcospini, infatti, sono animali solitari e non soliti al branco.

Da qui l’analogia con le relazioni tra due esseri umani: se due persone iniziassero a prendersi cura e a fidarsi l’uno dell’altro, qualsiasi cosa spiacevole che accadesse ad uno di loro ferirebbe anche l’altro, e le incomprensioni tra i due potrebbero causare problemi ancora più grandi.

 

E quindi cosa accade nella coppia? Il  Dilemma del porcospino è una metafora che ci racconta la complessità dei rapporti umani. Apre la riflessione sulla  difficile questione della giusta distanza da tenere in una relazione.

personeOgni persona, infatti, nell’ambito della sua socialità, si ritrova a giostrare tra due bisogni fondamentali: quello di avere legami e quello di conservare la propria individualità. 

Appare chiaro dunque che la cosa più difficile nelle interazioni sociali è quella di trovare il giusto equilibrio per rimanere vicini senza farsi male. Che fare dunque? 

Qui, per Sgaialand Magazine un video con un breve suggerimento: https://youtu.be/Kvzuo1TNK9M  

e l’articolo per intero nella sezione “salute e benessere”

 

 

La forza della natura e la nostra forza interiore

In terapia parlo spesso con i miei pazienti di radici e di rami: paragono i nostri vissuti a quelli di un albero perché la natura è saggia, perseverante ed un’ottima maestra.

Prima di essere sconfitta, è in grado di cercare qualsiasi mezzo necessario ed aggrapparsi con tutte le sue forze ad un qualsiasi sostegno per riuscire nel suo intento e continuare così con il ciclo della vita.

Mi sembra un ottima metafora di quello che noi, prodotto di cultura, famiglia e ambiente, possiamo fare di fronte alle difficoltà.

La natura della quale siamo parte e che ci compone ci offre alcuni insegnamenti:

  • È consentito modificare il percorso, ma non l’obiettivo;
  • Non cedere anche se tutto è contro di te, prosegui sempre verso i tuoi obiettivi;
  • Esci dalla tua zona di comfort se vuoi fare strada;
  • Ci sarà sempre una luce alla fine del tunnel. Continua e persisti;
  • Anche se a volte è necessario fare qualche deviazione, non perdere mai di vista la tua meta;
  • Non importa quali saranno gli ostacoli che incontrerai sulla tua strada;
  • Se ce la metterai tutta, potrai arrivare dove vuoi;

  • Aggrappati ai tuoi desideri ad ai tuoi sogni fino alla fine, non sai mai quanto in là potrai arrivare;
  • Per quanto illogico potrà sembrare, ci sarà sempre un nuovo percorso, una soluzione, una nuova opportunità.

Nella vita si presenteranno sempre delle situazioni difficili, ma non per questo dobbiamo darci per vinti, dalla giungla si esce sempre!

Quando le cose diventando troppo pesanti possiamo sempre allungare un ramo, chiedere aiuto ad un professionista e recuperare il nostro istinto vitale, la nostra storia personale e la nostra forza interiore.

Per me non c’è nulla di più bello che vedere le persone riprendere in mano la loro vita e ricominciare a sbocciare e crescere rigogliose.

(Le foto sono state scattate al tempio di Ta Prohm, in Cambogia, pochi giorni fa)

14 aprile – AUTOLESIONISMO E COMPORTAMENTI PATOLOGICI IN ADOLESCENZA

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L’autolesionismo, in adolescenza è un fenomeno molto diffuso che permette di concentrarsi sul dolore fisico per non sentire il dolore emotivo, in un atto comunicativo.
Cioè qualunque condotta autolesionistica consente di spostare la propria attenzione sul dolore fisico, non occupandosi di quello emotivo, da cui alla fine genera tutto. Di conseguenza, grazie al corpo lesionato si è in grado di comunicare quello che non è possibile fare attraverso le parole.

Per essere più chiara, posso definire l’autolesionismo come un comportamento in cui si aggrediscono intenzionalmente parti del proprio corpo, tendenzialmente le braccia o le gambe, senza intento suicidario. Generalmente i ragazzi usano lamette, oggetti appuntiti o taglienti per graffiarsi, tagliarsi e ferirsi in qualche modo, oppure si bruciano con accendini o si colpiscono, sbattono i pugni o altre parti del corpo su pareti, muri o vetri.
Il cutting, ossia il tagliarsi, è la forma più frequente, soprattutto tra le ragazze.
È un fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti grazie alla divulgazione di una serie di video sui social network come Facebook o su canali come youtube, in cui sono impresse immagini di ragazzi che mettono in atto pratiche di autolesionismo.

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Gli adolescenti maggiormente a rischio di comportamenti autolesivi, sono spesso ragazzi senza un’adeguata vita sociale, introversi e/o con autostima bassa.
Spesso ad altri tipi di comportamenti autodistruttivi sono associate problematiche alimentari, abuso di sostanze o eccessiva connessione ad internet e social network, dove possono svilupparsi anche condotte di emulazione. Il 65% degli adolescenti autolesionisti, infatti, può abusare anche di bevande alcoliche, il 55% è arrivato a ridurre drasticamente il cibo per dimagrire, il 58% si abbuffa e mangia in maniera incontrollata fino a stare male
L’autolesionismo è un circuito da cui è complicato uscire, perchè viene vissuto come un’unica soluzione per gestire le emozioni e il proprio mondo interno.
Come è possibile riconoscere i segnali di questa sofferenza?
Sabato 14 aprile alle ore 10.00 presso il salone della circoscrizione del Centro Civico 3, sarà possibile confrontarci sull’argomento in un incontro gratuito proposto con Assogevi.

E’ POSSIBILE PARTECIPARE GRATUITAMENTE PREVIA PRENOTAZIONE INVIANDO UNA MAIL ALL’INDIRIZZO: assogevi@gmail.com  OPPURE CHIAMANDO IL NUMERO 377.7064375